Idee per farsi trovare.

Preparati!

Che fine hai fatto

Che fine hai fatto?

Una frase che in tanti mi rivolgono.
Corretta o meno è la percezione che “l’esterno” prova nei miei confronti o, almeno, nei confronti di chi si perde di vista.
No, non sono un personaggio famoso e il mio ego non è così spropositato da goderne.
Una frase, però, che in qualche modo mi porta alla riflessione.

Perché questo interesse verso una “vita altra”?

Beh, credo che in primo luogo ci sia la naturale tendenza umana di porsi domande.
La mia tendenza alla vita defilata, per molti dei miei conoscenti, è risaputa.
Non amo legarmi troppo ai luoghi, alle persone e alle cose, proprio per un grande senso di libertà che amo vivere e amo far vivere.

Il percorso intrapreso negli ultimi tempi, dopo la conclusione del mio percorso lavorativo presso una grande azienda (visitate comunque il sito per pianificare la prossima vacanza), mi ha portato a una maggiore consapevolezza di me stesso e di ciò che posso perseguire come persona e come professionista.

Si, ma che fine hai fatto?

Sì, ottima domanda. Forse ridondante ma valida.
Posso dire di avere messo in pratica le mie qualità “dirigenziali” all’interno di realtà per me “aliene”.
Ho imparato a prendermi cura, molto più che in passato, di ciò che incontro.
Dalle persone alle cose, sino ad arrivare a me stesso.

Fatti trovare!

Farsi trovare.
Nella mia esperienza ho imparato a far sì che le persone potessero trovare le aziende per cui lavoravo.
Riuscire a rendere visibile un’azienda o potenziarne la visibilità non è un’attività semplice. Spesso non bastano i contenuti, le immagini, le promozioni, le tariffazioni dinamiche. No.
Ho imparato che per farsi notare è necessario che l’azienda, la persona o qualsiasi altro soggetto, debba, in primo luogo, guardarsi all’interno, capire chi sia realmente e capire che cosa “voglia fare da grande”.
Io, nella mia vita, ho sperimentato decine di professioni, vari rapporti umani, ma una professione sola è quella che ho scelto quando, da 17enne, parlai con il mio primo direttore d’hotel.

La domanda: “Direttore, non voglio rubarle il lavoro, ma come posso fare per diventare anche io direttore d’albergo“?

Se penso al mio percorso (di sicuro cinque anni fa non lo avrei mai detto) mi rendo conto di aver fatto quei passi scritti poco sopra.
Arrivato nuovamente in hotel a trentacinque anni provo a fare il portiere notturno part time, dopo disastrose prove di vita.
Dentro, però, la domanda al mio primo direttore non smette di riecheggiare, sinché, dopo pochi anni vengo selezionato realmente per fare il direttore.

gestire te stesso

Come ti sei fatto trovare?

Nel lavoro non sono un amante degli sforzi estremi ma del sacrificio.
Intendo sacrificio come atto di sacralità. Il lavoro ha in sé il germe della creazione, perciò ho sempre tentato di alleggerire il peso, trovando procedure valide, ripetibili e replicabili.
Ho provato a superare i miei limiti, anche sbattendo il muso, ma non ho mai perso l’obiettivo.
Quando ho provato a cimentarmi nel revenue management, ad esempio, inizialmente ho fatto un “buco nell’acqua”.
Una delusione totale, tale da sentirsi un incapace.
Qualche mese dopo, senza pressioni, paure e con tanta determinazione, due colossi della distribuzione mi scrivono una mail per complimentarsi per la programmazione. L’unica struttura nella città di Cagliari con una programmazione tariffaria dinamica su base annuale.
Come mi sono fatto trovare?
Semplicemente con il lavoro, con la “programmazione” del mio percorso e delle mie capacità.
Sinché un giorno non vengo selezionato per la direzione.

Sì ma come possiamo ripartire?

Non credo nei miracoli, credo nelle azioni.
Piangersi addosso, un po’ come spesso capita quando tutto va a rotoli, è la vera “arma di distruzione di massa”.
Ripartire, in un contesto come quello attuale, è difficile, non c’è dubbio e non c’è “andrà tutto bene che regga”.
L’unica via è davvero e ripeto DAVVERO agire.
Agire nel creare una nuova armonia nazionale, continentale, planetaria.
Lasciare che le cose accadano è l’inerzia delle rocce.
Piccoli gesti quotidiani possono aiutare. Non possiamo vivere di sussidi ma dobbiamo vivere delle nostre idee e delle nostre azioni.
È vero, potrebbe apparire semplice teoria.
Io la metto in pratica ogni giorno a partire dal mese di marzo del 20.

Pensa a te stesso come fossi la pietra angolare del mondo e vedi nel mondo intorno a te la costruzione più importante e perfetta che avresti mai potuto ammirare.

Sì, ma che fine hai fatto?

Das Ende ist mein Anfang.

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